Ma chi è? Ma chi non è?

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Flavia Gasperetti vive a Roma, traduce e scrive. Ha collaborato con racconti, recensioni e articoli a Pagina 99Il Manifesto, Abbiamo le ProveSuccede Oggi, Minima & Moralia e il sito dell’agenzia letteraria Vicolo Cannery. Le sue traduzioni invece appaiono sul retro delle confezioni degli assorbenti igienici per signora o nelle istruzioni d’uso degli aspirapolvere, quelli più economici.

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8 Comments

  1. (dedicato alla mia flâneuse preferita)

    LA DUPLICITÀ DEL FLÂNEUR
    Figura chiave della modernità, del suo progetto, della sua complessità, delle sue irrisolte contraddizioni, rappresenta alla perfezione le ambivalenze, le idiosincrasie del tempo e del vissuto. Il vagabondo avido di sguardi e di esperienze metropolitane di Baudelaire e di Edagar Allan Poe appare totalmente risolto e compreso in una articolata e irriducibile esperienza estetica. La visione di Benjamin sottolinea una radicale rottura rispetto al limite implicito della lettura estetizzante, trasferendone il senso su un piano politico. Ancora oggi nelle riflessioni degli antropologi e dei sociologi della metropoli, questa rottura non è sempre resa in maniera esplicita, generando insidiosi equivoci. La nozione di flâneur sollecita oggi con forza l’interesse delle scienze sociali e della filosofia, della letteratura e del cinema, per la capacità di identificare una particolare pratica di viaggio e di esplorazione dei luoghi, di rapporto riflessivo con le persone e gli spazi. Tuttavia l’erosione delle esperienze collettive in spazi pubblici e la radicalizzazione del paesaggio metropolitano, sempre più innervato nella società dell’informazione, inducono a ricondurre l’esperienza della flânerie dentro le dinamiche politiche che caratterizzano tanto gli spazi del consumo quanto le aree disagiate del tessuto urbano. Lo sguardo del flâneur non può fare altro che segnalare uno stadio avanzato di riproducibilità tecnica delle metropoli. Di spazi urbani senza aura e senza memoria, indistinguibili dalle immagini del video/mondo, spazi di corpi viventi non sempre pacificati dalla felicità del consumo. Corpi resistenziali non sempre o non ancora antagonisti.

    1. Questo mi sembra un modo garbato di rispondere ai complimenti, Flavia (per tornare ad un altro tuo post). La cosa più difficile secondo me è rispondere alle critiche dure, ancora più che agli insulti. Gli insulti si eludono mostrando la propria naturale eleganza, la critica severa richiede impegno mentale.

  2. sai che un po’ di tempo fa ci capitò di fare 2 chiacchiere da Giufà (stavi leggendo un libro di pasolini…) e… mi era rimasta la curiosità di conoscerti?
    e poi dopo sono capitato sul tuo blog… e così un po’ t’ho conosciuta
    e niente… te lo volevo dì 😉
    roberto

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