E nessuno li viene a strappare

Quadrifoglio Zentangle

Il tempo di questa pausa sigaretta lo dedico a cercare quadrifogli in giardino.

Sono molto brava a trovarli, i quadrifogli, te l’ho mai detto? No, suppongo di no.

Non saprei dire se sono davvero più brava degli altri o è solo che io, al contrario degli altri, li cerco. Ne ho una collezione. Te l’ho mai mostrata? Adesso che ci penso mi viene in mente che no.

Comunque, c’è una tecnica. Devi lasciarti un po’ guidare, all’inizio, devi guardare senza vedere. I quadrifogli tendono a stare un po’ tutti insieme. In fondo non sono che trifogli fallati che si mescolano con i sani. Anche loro propagano il proprio difetto genetico al pari di quelli ben riusciti, laddove c’è un quadrifoglio ne cresceranno altri. E nessuno li viene a strappare.

Insomma, devi lasciar vagare lo sguardo finché non resta catturato da piccole chiazze di anomalia. A questo punto vedrai molti trifogli che ti sembreranno venuti un po’ male. Saranno trifogli sul cui stelo i tre cuori verdi son cresciuti strani, capisci che intendo? Se ne stanno un po’ affollati, come dentoni in una chiostra troppo piccola.

Ecco, spesso è lì che si trovano i quadrifogli.

Mi è venuto in mente nel tempo di questa sigaretta che mi piacerebbe trovartene uno. Potrei rientrare e mostrandotelo dire guarda che ti regalo? E a quel punto ti racconterei di tutti i quadrifogli che ho trovato in vita mia e di quella volta centomila anni fa che aspettavo il mio turno dal ginecologo ed ero un po’ nervosa perché era la prima volta, di come mi ero seduta sugli scalini fuori dall’ambulatorio a fumare una sigaretta e fissavo l’aiuola che avevo davanti, sarà stata a cinque metri di distanza. Fissavo e fumavo e improvvisamente l’ho visto. Con passi sicuri ho raggiunto il ciuffo di erbaglia che cresceva intorno all’aiuola, ho strappato questo quadrifoglio grande e perfetto. Il più bello della mia collezione. Persino la segretaria dell’ambulatorio e l’infermiera che mi sbirciavano dalla scrivania si sono messe a ridere e a strillare ma come hai fatto?

Ed è un peccato che ora la sigaretta sia finita e di quadrifogli non ne abbia trovati. Mi dispiace perché penso a quelle volte in cui mi dici che non ti racconto mai niente di me e io non è che lo faccia apposta, è come se perdessi l’occasione o non trovassi lo spunto. Come ora. Ora che l’occasione non si è presentata perché di quadrifogli qui non ce ne sono, e se non ce ne sono non c’è nemmeno la storia ti volevo raccontare, capisci? Per questo ora me ne rientro in casa, a mani vuote.

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3 Comments

  1. A volte resta il fumo di una sigaretta non fumata che ti entra nei polmoni e anche questa è una traccia di te, anche se non si può raccontare

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