Tre soldi – ma tutti i gerani che volete

il-manifesto-da-tre-soldi

Gentile e prestigiosa Associazione Alumni NoiSapienza e così l’altrettanto gentile e prestigiosa Fondazione Roma Sapienza,

 Vi ringrazio del vostro invito a prendere parte alla “Giornata del Laureato” da voi promossa, recapitatomi oggi per email. In esso mi si prega di RSPV la mia eventuale intenzione a partecipare e quindi vi scrivo per comunicarvi che, purtroppo, non mi sarà possibile essere con voi il 12 Aprile prossimo venturo ed è con sgomento che lo dico, perché non poter assistere con i propri occhi ad una manifestazione così battezzata, che col pensiero ci riporta a quelle sentite celebrazioni di una volta, quali la “Giornata del Balilla” o la “Befana Fascista”, va chiaramente ad esclusivo detrimento di chi se la perde.

Ma abbiate pazienza, tenterò di spiegare qui le ragioni del mio diniego. Voi avete giustamente argomentato che quest’iniziativa è mirata a “far sapere al Paese che può disporre delle eccellenze attingendo dalla nostra Università”. Ma vi assicuro, carissimi, potete risparmiare i soldi del catering perché il Paese lo sa già che può attingere, che può disporre a suo piacimento sia delle eccellenze, titolo del quale mi guardo bene dal fregiarmi, che delle tuttosommato-decenze, e persino delle mezzecalzette che pure avranno qualcosa da contribuire o almeno è così che succede nei paesi normali dove non dobbiamo essere mica tutti eccellenti per lavorare in un call center o recapitare elenchi telefonici a domicilio. Insomma di tutti costoro “il mondo istituzionale e produttivo” sa di poter disporre illimitatamente e così facendo attingere alla nostra gloriosa Alma Mater nella sua capacità di battitrice d’asta fallimentare del capitale intellettuale di questo amato Paese.

Però. A me qui mi pare di stare a ribadire l’ovvio, ma insomma, qualcuno dovrà pur farvelo notare dal momento che non se ne fa menzione nel vostro invito. Signori, il Paese? Ma siete sicuri? No perché io ho l’impressione che qui il mondo istituzionale e quello produttivo siano tutti impegnati a simulare la vitalità in luogo della vita. Sembrano Daniel Auteuil in quel film tremendo, L’Avversario, che ogni mattina si svegliava presto e si faceva la barba come un medico qualsiasi, solo che poi impugnata la valigetta e baciati moglie e bambini usciva per andare a nascondersi tutto il giorno in un parcheggio sperduto nel niente. Che poi, a vedere il film, quello che ti restava addosso era proprio un senso di stanchezza, di affanno per conto terzi. Perché pensa che fatica, povero Daniel Auteuil, per diciotto anni a far finta di essere un altro, uno di successo, uno ricco e capace, uno che ce la fa. Per questo quando poi massacra tutta la famiglia e va in galera tu spettatore tiri un sospiro di sollievo, almeno lì in cella  finalmente si riposa.

In questa disperata e collettiva manutenzione delle apparenze, non è raro che le istituzioni e le realtà produttive attingano agli ampi bacini di eccellenza italica ma, spesso e volentieri, per fare ciò che potremmo considerare l’equivalente occupazionale dell’ accudire i gerani sul balcone di una casa sinistrata. E non è che a chi ti cura i gerani poi puoi pagarlo come se avesse svolto un lavoro vero, come avesse prodotto un bene o un servizio in senso tradizionale, non è che con i gerani possiamo fare PIL, riparare la casa sinistrata, non è che innaffiando gerani creiamo benessere o ricchezza o tutte quelle cose che non mancherete di enumerare durante i workshop e i seminari che avete creato in occasione della “Giornata del Laureato”.

A proposito: questi workshop, questi seminari di cui parla l’invito, lo sapete cosa sono vero?

Gerani, ancora gerani.

Sappiate che mi ha molto commossa leggere di come, durante la cerimonia “verranno premiati simbolicamente i laureati eccellenti dell’Ateneo, che hanno concluso gli studi nell’anno accademico 2011/2012 distinguendosi per i loro meriti accademici, culturali, sociali e sportivi”.

“Simbolicamente” è, mi complimento con voi, la pennellata di un genio. Perché tutto è simbolico per le giovani eccellenze italiane, a cominciare dagli emolumenti non percepiti, o percepiti con anni di ritardo – o percepiti in forma simbolica – per il loro lavoro. Simbolico è da sempre il sostegno offertoci da Almalaurea che ogni anno impiega alcuni di noi laureati per metterli in un call centre così che possano telefonare ad altri di noi laureati e chiederci “pensa che aver conseguito la laurea abbia agevolato la sua ricerca di opportunità professionali?”

Ma, vi sento dire, non è colpa vostra e avete anche ragione. D’altronde che dovrebbe fare un ateneo pubblico penalizzato da tagli e carenza di investimenti a fronte di un economia stagnante, anzi, in recessione? C’è casa più sinistrata di questa? Nessuno vi biasima se cedete alla tentazione di piazzare qualche vaso di fiori davanti alle crepe. Non fate gli sboroni, però, che niente niente con quello che avete speso per organizzare la Giornata del Laureato ci pagavate cinque ricercatori per un anno.

Per cui, che dovreste fare? Ma la risposta a questa domanda me l’avete inavvertitamente fornita voi stessi e con quale sofisticato umorismo! Leggo nel vostro programma che “Al termine, l’orchestra e i cori MuSa – Musica Sapienza, diretta da Francesco Vizioli, proporranno la rappresentazione in forma semi-scenica di una selezione di brani tratti dall’Opera da tre soldi, del celebre drammaturgo tedesco Bertolt Brecht”

Im-pa-ga-bi-le!

 A voi va il mio plauso per la trovata ad effetto, essa è talmente azzeccata da non poter essere casuale. Ed ecco il mio suggerimento: e se, come l’indimenticabile Mr Peachum, apriste a noi Alumni le porte della Casa del Mendicante? Potreste approvvigionarci di tutto ciò che serve a suscitare la pietà umana: costumi da straccione, stampelle, arti finti, moncherini finti, le solite cose insomma. Perché, vedete, abbiamo già provato con gli stage finti, con i tirocini finti, le partite IVA finte, e non ha funzionato.

Ma magari vi ho sottovalutato e mendicare con successo sarà il tema principale dei vostri workshop e dei vostri seminari. In tal caso mi scuso e vi invio

I miei più cordiali saluti

Flavia Gasperetti

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10 Comments

    1. Ma infatti, ieri era una serataccia, mi si è rotta pure la macchina. Poi ho aperto l’email ed ecco…
      Non avendo un prosecco sottomano mi sono buttata nella stesura del post bilioso. Tu capisci che i prosecchi ci salvano la vita, vero?

  1. meravigliosa! ora la stampo e vado a distribuirla all’evento!!!
    e poi ammazzo tutti gerani!!
    grazie mille volte

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