Cose pensate tra un aprile e l’altro

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1. Ci sono le cose che, semplicemente, le devi fare. Gli altri possono non capire, pensare che sei matto, soffrirne, e tu stesso puoi non capire, pensarti matto, non saperlo spiegare, e quindi soffrirne. Dodici mesi, una serie non trascurabile di cose fatte perché, semplicemente, le dovevo fare. Cose che non ho saputo spiegare, cose che spesso non sono state capite e che io stessa non ho capito quando le facevo.

Ora posso dirlo: erano tutte necessarie, tutte.

2. C’è un censore interno appollaiato sulla mia spalla che legge tutto quello che scrivo, mi sente ponderare idee, desideri e progetti. Quando lo fa inevitabilmente comincia a sentenziare “è una cazzata!” “è scritto male” “se fosse una buona idea qualcuno l’avrebbe già fatto”. Quando siamo noi due soli, io e il censore, è quasi impossibile non dargli ascolto. Il punto è che anche il censore interno ogni tanto deve dormire, si appisola sulla mia spalla o si distrae. E questi sono i momenti d’oro. E lì ti devi sbrigare e buttare giù quello che hai in mente, senza rileggere, senza esitare. Al suo risveglio avrai in mano qualcosa, una bozza, una brutta copia, un biglietto del treno, non importa. Avrai qualcosa da opporgli, qualcosa che hai fatto esistere suo malgrado. In ogni caso non sarai più da solo a fronteggiarlo.

3. Quando cominciai a scrivere su questo blog ogni tanto mi veniva, in risposta a quello che leggevo sui giornali o in rete, di dire la mia, esprimere un’opinione. Può darsi che questo fosse in gran parte dovuto al fatto che ancora non sapevo che tipo di blog mi interessasse scrivere. Può darsi invece che sia cambiata io: “Flavia ha un’opinione su tutto” amava scherzare un mio amico anni fa – e tutti si rideva perché era vero. Ora però non è più così, credo, o forse è cambiata la mia opinione sulle opinioni; è subentrata una forma di saturazione, una risposta allergica. Non facciamo che articolare, tutti noi, le nostre opinioni, con gli amici in pizzeria, a vario titolo sui social-media, sui blog, sui giornali. E non è che sia sbagliato, continuo a leggere e ascoltare con molto interesse le opinioni delle persone di cui ho stima. Solo che ad un certo punto mi è venuto questo pensiero: che non me ne importa nulla che gli altri sappiano la mia opinione. È successo, così, tra un aprile e l’altro, o forse da prima, chissà.

4. Insegui una soluzione, un’idea, un tassello che manca, stai lì che ci pensi e ti almanacchi e ti tormenti. Quando vai a letto fatichi a staccartene, il cervello macina a vuoto, il sonno beffardo ti elude. Quando gli altri ti parlano non riesci a seguirli perché parte della tua attenzione è altrove, macina a vuoto. Invece.

 Invece la soluzione, l’idea, il tassello arrivano mentre aspetti che esca il caffè dalla moka o ti chini a cambiare il sacchetto dell’umido, in quegli istanti che ti trovano a mente vuota, al centro di te stesso e quindi libero da te stesso. Ed ecco.

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6 Comments

  1. Una volta il tuo censore aveva un’altra identità, o sbaglio?
    Comunque, ricorda che non sempre i censori hanno ragione. Anzi…

    Infine: tutto ciò che sentiamo il bisogno di fare va fatto, senza sensi di colpa. Con rispetto, ma senza sensi di colpa.

  2. mio dio. sto elaborando il lutto che non ti importa che gli altri sappiano la tua opinione. Su tutto.
    A me si, a me la tua opinione importa.

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