Underground

1946-Weary-Subway-Commuters-by-Stanley-Kubrick

  • I treni nuovi sulla Linea A della metropolitana di Roma – io dico nuovi ma avranno già dieci anni – sono molto belli, chi dice nulla. Confortevoli, puliti, hanno pure dei piccoli monitor televisivi su cui puoi vedere le candid camera e le avventure animate del ladro Rubicchio-o-come-minchia-si-chiama. Però hanno questo inconveniente: nei vecchi treni, tu ti mettevi seduto sui tradizionali sedili arancioni ed eri abituato al fatto che avessero una loro concavità, fatta apposta per alloggiare il tuo sedere e delimitare lo spazio che potevi, tu fortunato passeggero che avevi trovato posto, ritenerti in diritto di occupare. Ecco, nei treni nuovi non è più così. I posti a sedere sono disposti  in file di quattro come al solito, ma in realtà è una mera convenzione che i posti siano quattro. I sedili sono di fatto un’unica lunga panchina, dalla superficie liscia e senza rilievi, ed è solo una serie di strisce di colore più chiaro che la tagliano verticalmente in quattro sezioni a farci capire che su di essa dovrebbero prendere posto quattro persone. Ed essendo questa una panchina realizzata in materiale plastico, duro e liscio, ti ritrovi a scivolare a destra e sinistra ad ogni movimento del treno. Quasi invidi alcuni tuoi colleghi viaggiatori, quelli grandi e grossi che almeno hanno un po’ di zavorra che li tiene inchiodati al posto, noi più mingherlini invece ci vedi schizzare avanti e indietro ad ogni frenata, come le spolette volanti di un telaio.
  • Mi piace prendere la metro, per tanti motivi. Uno di questi è che così facendo posso usare le scale mobili delle stazioni della metro. Queste scale mobili hanno sempre avuto, da che io ricordi, una accentuata particolarità, ovvero il fatto che il corrimano e la scala vera e propria non avanzano mai in maniera sincronizzata. Per questo a me piace aggrapparmi al corrimano, mentre salgo o scendo sula scala mobile, e fare tutto il tratto senza mai spostare la mano per vedere che succede. spesso il corrimano avanza più velocemente e allora ti tocca inclinarti in avanti col busto per non perdere l’equilibrio, sbilanciarti tutto in avanti e far venire un colpo a quello in piedi davanti a te che improvvisamente si volta e scopre che sei curvo su di lui come se in procinto di saltargli in groppa.
  • Le scale mobili hanno anche quest’altra affascinante peculiarità: in basso, laddove il corpo articolato dei gradini tocca i lati della scala, su tutta la lunghezza corre una frangia setolosa, come una lunghissima spazzoletta. Quando sto salendo sulla scala mobile non riesco a resistere alla tentazione di tenerci sotto la punta della scarpa, e ogni volta mi chiedo se l’azione di questa spazzoletta, man mano che io salgo e le setole strusciano sul cuoio della scarpa, possa o meno avere un effetto lucidante sulla suddetta calzatura. In realtà tra quelle setole alberga tutto lo sporco del creato e le condizioni di una scarpa possono solo peggiorare a contatto con essa,  ma ugualmente non so impedirmi di provare.
  • Questa settimana ho preso spesso la metro ed era tanto che non mi capitava. Questo perché di solito lavoro a casa, e invece questa settimana no, ho avuto occasione di lavorare fuori in un ufficio – come le persone normali – e di uscire la mattina e prendere la metro per tornare poi la sera, con la metro – come le persone normali. Dico normali, perché hai voglia a parlare di flessibilità e di telelavoro e freelancing eccetera, sarà per un mio retaggio d’infanzia ma io crescendo davo per scontato che gli adulti, quelli normali, la mattina si alzavano e andavano a lavorare. E magari prendevano il treno, o la metro. Allora sarà pure una scemenza, ma questa settimana prendevo la metro e mi sentivo un po’ più normale pure io. E poi la gente, vederne così tanta, tutta insieme. Quanta gente c’era, tutta sulla metro, o che si affrettava per strada in direzione della metro, e poi a ora di pranzo, nei bar e nelle tavole calde, a discutere delle elezioni e prendere i caffè. Quanta gente che c’era, non me la ricordavo.
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5 Comments

  1. Cielo!
    Tu descrivi come solo Dostoevskij saprebbe fare, esattamente ciò che accade a me quando prendo la metro – che io, invece, detesto -.
    Dalle prove di sincronia tra corrimano e scale, alla maledetta spazzoletta che sistematicamente mi zozza tutte le scarpe.

    La mia coscienza non era mai stata così finemente rappresentata.

  2. anche io anche io con il corrimano! da una vita mi chiedo perchè, se fosse prevista questa mancata coincidenza e anche come mai chi fa le scale mobili tenga tanto alle nostre scarpe lucide…

  3. Le setole in basso servono ad evitare gli abiti lunghi si impigliano negli ingranaggi.
    Per quando riguarda il corrimano che va più veloce della scala, anche io ci giocavo sempre a Roma, mentre a Milano sono precisi 😦

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