La borsa e pure la vita

bag poppins

In quelle cupe notti dello spirito, quelle in cui capisco che tremenda espiazione sia, per dirla alla Patrizia Cavalli, doversi ascoltare sempre in ogni avvenimento fisico chimico o mentale – quelle, per intenderci, in cui la propria personalità e le sue manchevolezze pesano come un albatro intorno al collo – ecco in quei momenti il mio disperare si invera in un oggetto in particolare, si fa carne, anzi cuoio, si appunta sullo scandalo che da sempre è la mia borsa.

Tutto ciò che c’è di sbagliato in me può essere facilmente desunto da un rapido esame della suddetta mia borsa, la quale può negli anni essere stata cambiata, rinnovata nel modello e nei colori, ma ha mantenuto alcuni tratti essenziali:

Il suo essere enorme, segno evidente che la proprietaria è una che manca di autosufficienza e non sa stabilire priorità chiare.

Il suo essere un pozzo senza fondo, alveo primordiale in cui tutto si perde, tutto si ammucchia, si stropiccia, si corrompe. È il luogo dove le penne si scappucciano, le pagine si piegano, le gomme da masticare escono dalle loro confezioni per poi spappolarsi sui fondali, gli scontrini vi si depositano, incontrano i loro simili e dopo aver fornicato a lungo nell’oscurità mettono al mondo altri scontrini.

Il suo essere oltre che un interno-gola che apre a ctoni abissi, anche un esterno ammaccato e logoro la cui base ha raschiato per colpa mia la lordura di innumerevoli marciapiedi, sui cui sono rimaste attaccate gomme masticate imbevute di umori malaticci, che certo avrà accarezzato tracce residue di sputi, deiezioni canine e chissà cos’altro.

Il suo essere luogo fisico, vero e proprio fardello, dove si concretizza l’affastellarsi insulso della mia vita materiale, che con il suo ingombro ed il suo peso è li a ricordarmi sempre, persino quando esco cinque minuti a comprarmi il giornale, che per quanto mi sforzi c’è una parte di me che non sa cosa siano la leggerezza e l’armonia.

Tutto questo per dire che devo decidermi a svuotare e ripulire la borsa, mica niente di che. E anche che ho ricominciato a leggere Michele Mari,  mi sa che si vede.

Forse avrete notato che qui a casa BtD sono cambiate un po’ di cose…ho traslocato! Mettetevi a vostro agio, fate un giretto, troverete pagine vuote e formattazioni andate a ramengo. Siamo ancora in costruzione.

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