Troppa Grazia – Il protagonista del nuovo romanzo di Christian Raimo scrive a Natalia Aspesi





Chi le scrive è un trentatreenne, ricercatore, che vive e lavora a Roma e sta attraversando un periodo difficile della propria vita. I fondi per la mia ricerca sulla stabilizzazione delle fiamme turbolente (“èh??” dirà giustamente lei, e pure io) si sono prosciugati, e pur di continuare sono costretto a passare le mie giornate formattando su word tutte le e-mail del barone della facoltà di Fisica da cui dipendo e a fare le pulizie a casa di signore divorziate.
 
Diciamo che mi sono anche un po’ isolato dai miei affetti, vuoi perché la mia famiglia è in diaspora, vuoi perché due anni fa mi sono convertito al cattolicesimo e ho preso l’abitudine di recitare ad alta voce brani dalla lettera di San Paolo ai Romani, insomma, ho un po’ perso di vista gli amici. Unico mio contatto superstite col secolo, un operaio polacco in perenne fuga dalla giustizia con cui ho instaurato una bella intimità: io lo accompagno al pronto soccorso in piena notte quando si fa male o gli ricarico le schede telefoniche e lui mi insulta.
 
 
Mesi fa incontro lei, Fiora, medico oculista al policlinico Umberto I di Roma, e ne rimango come folgorato…
 
 
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