Tu, sanguinoso non so cosa


http://mcartigrafiche.wordpress.com/2011/05/13/fare-le-valigie/




Da: “Flavia Gasperetti” <gasperettina@gmail.it>
Oggetto: R: valigia.
Data: Fri, 28 Sep 2012 13.36:08:40 +0200
A: “Anna Schiavone” <a_schiav@spitalia.it>



Gentile Anna,
Possiamo darci del tu? Ti ringrazio per la tua premura in un momento così delicato. 
Tu giustamente dirai sono solo cose, in fondo e avresti proprio ragione Anna cara, le cose. Bisogna vedere con il giusto distacco il nostro rapporto con le cose.

Come ti dicevo al telefono, io alle cose non presto abbastanza attenzione ed è così che inevitabilmente apro loro le porte. Ci sono gli hoarder – ne hai sentito parlare? – che accumulano roba ubbidendo ad una strana urgenza acquisitoria e poi ci sono le persone come me che accumulano per disattenzione.
Fare la valigia questa settimana, ti dicevo, mi ha aperto gli occhi. Sono così poche le cose di cui abbiamo davvero bisogno, le mie stanno tutte in una valigia. Magari un po’ più grande del solito – ho persino pagato un sovrapprezzo dal momento che pesava 24 chili – ma pur sempre una valigia. Non vedi l’ironia di tutto questo? Per una settimana mi sono costretta alla disciplina innaturale della selezione, ho messo poche importanti cose in una valigia lasciandomi alle spalle tanta concrezione esistenziale, tanto innecessario, e poi vado a perdere proprio quella valigia?

Buffo. È solo quando lasci un luogo che fai veramente i conti con il peso delle cose. 24 chili non sono pochi, dirai giustamente tu, ma 24 chili sono una vita messa a dieta.
 
 
Perchè in una vita sono tante le cose che amiamo, che abbiamo amato, che sono davvero nostre (o forse noi siamo loro, chissà). Ma molte di queste le abbiamo già perdute. Quanti di noi riuscirebbero a conservare tutto? Ti chiedo questo perché, per combinazione, in aereo stavo leggendo un libro di Michele Mari, Tu, sanguinosa infanzia.* 

In un dialogo onirico con il padre, Michele Mari pensa con tristezza a quanti oggetti ha perduto in vita sua. Come ha potuto abbandonarli, disfarsene?
Tutto il segreto sta nel non distrarsi mai, mai abbassare la guardia…sapere sempre cosa si ha, dove lo si ha…E ciò che hai amato anche un solo mattino, tenertelo stretto fino alla morte. Tenere, tenere, tenere…– è la risposta di suo padre.
E poi:
Non si è mai abbastanza morbosi, perché per quanto si viva del passato c’è sempre qualcosa di ineludibile, nel presente, che ci plagia e ci umilia. Distrazioni, pulsioni, scuse buone per scrollarsi di dosso un po’ di coperte, così quell’aria chiusa in cui consistevi riceve aria nuova, ciao consistenza, nuove scuole, nuove case, nuove luci…

Non è bellissima, cara Anna, quest’immagine dell’aria chiusa di cui consistiamo? Io però non sento di poter sottoscrivere in toto il manifesto morboso di Michele Mari. Io non sigillo gli infissi a proteggere chissà quale ermetico interiore, sono attraversata da spifferi continui, dilapido, tradisco la me di ieri in continuazione.

E però. Ammetto di aver avuto un cedimento, ieri, dopo la nostra telefonata. Perché Michele Mari avrà anche ragione, il tradimento si è già compiuto: se non si è conservato tutto, allora tanto varrebbe non conservare niente. Quei 24 chili non sono importanti, nel piccolo non c’è sempre il grande. Però io mi sono sentita come se le coperte fossero state strappate via, e le finestre si fossero spalancate, e quello in cui sono consistita fino ad oggi se ne fosse scappato tutto fuori.
È davvero una brutta sensazione, sono certa che capisci. 

 
Ed è tutto. Ti chiedo scusa se la mia prosa può sembrarti più ampollosa del solito, anche questa è colpa di Michele Mari. Non so se ti succede mai, ma quando leggo un libro per un po’ di tempo il linguaggio dell’autore mi si attacca addosso. Un po’ come quando parli con qualcuno che ha un accento regionale diverso dal tuo e piano piano cominci a parlare allo stesso modo anche tu. Poi passa. E speriamo che passi presto perché, diciamoci la verità, Michele Mari la lingua media non sa nemmeno dove stia di casa e io alla lingua media ci tengo.

A presto, e grazie ancora della tua attenzione

Flavia





*******************************************************************************************************

Da: “Anna Schiavone” <a_schiav@spitalia.it>>
Oggetto: RR: valigia.
Data: Fri, 28 Sep 2012 17:08:40 +0200
A: “Flavia Gasperetti” <gasperettina@gmail.com>




Gentile Flavia Gasperetti,

Grazie per aver scelto l’Aeroporto Leonardo Da Vinci, Società Aeroporti di Roma S.p.A. e ci scusiamo per il disagio arrecatole al suo arrivo presso le nostre strutture.
Come cercavo di spiegarle durante la nostra recente comunicazione telefonica, la nostra compagnia di handling, la Skypartners Italia, ha già proceduto ad individuare e recuperare il suo bagaglio. Le verrà recapitato a casa tramite corriere nelle successive quarantotto ore. Abbiamo solo bisogno del numero del suo volo e dell’indirizzo presso il quale è domiciliata.

Non c’è bisogno che ci richiami o che ci scriva ancora. Può comodamente farci avere le informazioni necessarie PER FAX. Ulteriori comunicazioni non saranno necessarie.
Colgo inoltre l’occasione per ricordarle che tutte le telefonate e le e-mail che riceviamo sono monitorate e registrate, per la protezione dei membri del nostro staff.

Cordialmente

Anna Schiavone,
Responsabile Customer Care
Skypartners Italia









* Michele Mari, Tu, sanguinosa infanzia, Einaudi 2009.
Advertisements

12 Comments

  1. 'Non c’è bisogno che ci richiami o che ci scriva ancora.[…] Ulteriori comunicazioni non saranno necessarie.Colgo inoltre l’occasione per ricordarle che tutte le telefonate e le e-mail che riceviamo sono monitorate e registrate, per la protezione dei membri del nostro staff'.:D Flavia! Ma quante volte hai telefonato!? E cosa vi siete dette!? 😀 Leggo una certa premura assertiva nella tua corrispondente…Vabbè, spero tu l'abbia davvero ricevuta, la valigia con le tue cose.A margine: anche a me si appiccica(va)no addosso le lingue degli autori che amavo. Alcune non mi si sono ancora staccate del tutto.

  2. @ Anto:One Art by Elizabeth Bishop The art of losing isn't hard to master;so many things seem filled with the intentto be lost that their loss is no disaster.Lose something every day. Accept the flusterof lost door keys, the hour badly spent.The art of losing isn't hard to master.Then practice losing farther, losing faster:places, and names, and where it was you meant to travel. None of these will bring disaster.I lost my mother's watch. And look! my last, ornext-to-last, of three loved houses went.The art of losing isn't hard to master.I lost two cities, lovely ones. And, vaster,some realms I owned, two rivers, a continent.I miss them, but it wasn't a disaster.–Even losing you (the joking voice, a gestureI love) I shan't have lied. It's evidentthe art of losing's not too hard to masterthough it may look like (Write it!) like disaster.

  3. @StN:Da Fiumicino aeroporti ti puoi aspettare questo ed altro, comunque mi assicurano che tengono un vecchio Fax lì, al solo scopo di dirottarvi i reclami della gente come me!@Jayan:Thanx! Funnily enough, I had also noticed how that passage is the only one that comes out almost alright when you read it with google transator…@GigioCom'è vero, alcuni scrittori non vanno più via, e ormai sono tuoi…

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s