We can be heroes! – seconda giornata



Lunedì 27



Ore 8.40

Io e le eccellenze siamo già pronti, svegli e scattanti come furetti in attesa del servizio pullman che ci porterà alla centrale di Fies, un’architettura meravigliosa incastonata tra i monti, metà fortezza metà centrale idroelettrica (si, suona assurdo detto così, e invece è bellissima).
E finalmente eccoci tutti qua, dopo l’irrinunciabile caffè, iniziano le sessioni plenarie della mattina. “Quest’anno la partecipazione è triplicata rispetto alle passate edizioni” dicono i tanti affezionati a noi neofiti. E non stento a crederci, la sala è gremita.



Ore 9:30 

Andrea Camilleri ci ha scritto una lettera, che gentile, ce la legge Vinicio Marchioni. Dobbiamo lavorare sul nostro cervello come un atleta lavora per correre i 100 metri, ci esorta Camilleri, e dobbiamo rompere le scatole, non demordere mai. E allora mi viene fatto di pensare a questa cosa dell’allenare il cervello. Fare i rebus della Settimana Enigmistica vale? E posso giustificare un intero pomeriggio passato a guardare la nuova stagione di Mad Men come una intensa sessione di allenamento cerebrale?

A seguire, il presidente della Marvel ci offre uno speech motivazionale all’insegna del “i supereroi sono in fondo persone ordinarie come noi”. Perché d’altronde, argomenta Simon Philips, i supereroi Marvel il loro successo lo devono tutto al lavorare duro, al coltivare il proprio talento, all’autocontrollo e la determinazione. Certo, tutte queste cose o, in alternativa, una natura semi-divina, l’esposizione accidentale ai raggi gamma o un padre inventore-mercante d’armi-miliardario.

Ecco, da qui in poi i miei ricordi si fanno un po’ confusi perché cercavo di seguire gli interventi e scrivere il post di ieri nello stesso momento e io per il multitasking non sono affatto portata.
Ricordo che è tornato Enrico Letta e che oggi si è tolto la cacciatorina (di questo rendiamo grazie) e che qualcuno ha detto di essere marxista ma non per Karl ma bensì per Groucho, solo che non ricordo se l’ha detto il direttore generale dell’Enel Fulvio Conti oppure Mr Telecom Franco Bernabè.

Per finire Lorenzo Turicchia del MIT ci ha indicato una strada decisamente più percorribile e affascinante per acquisire quei superpoteri di cui parlava il Presidente della Marvel: dotarci degli ultimi ritrovati della bionica d’avanguardia: super-orecchie, super-occhi, arti bionici. Tutto questo si può fare! O si potrà fare molto presto, e non servono nemmeno i raggi gamma.


Ore 14.30

Si è pranzato, si è fatto febbrile networking, si sono presi altri mille caffè. Comincia la prima sessione dei gruppi di lavoro e il mio, intitolato “Vecchi e Nuovi giornalismi” è molto partecipato. Siamo sotto ad un tendone e tracimiamo da ogni lato. Mi metto in paziente e umile ascolto, qui c’è gente seria, che sa quello che dice, prendo pure appunti.
Sono rimbalzati sul tavolo tanti temi cruciali per il futuro dell’informazione italiana, la questione dell’affidabilità di chi scrive per esempio, tanto nelle vecchie testate che nei New Media. Qualcuno fa autocritica: Aò! Questo mese ne abbiamo fatti morire già due, pure Enrico Ruggeri a Ferragosto…l’anno scorso abbiamo fatto morire Panariello!! 

Chi oggigiorno è ancora disposto a pagare per una notizia? E’ un altro tema su cui le eccellenze del giornalismo italiano si scervellano. Da un lato all’altro del tendone rimbalza lo stesso grido disperato: isoldiisoldiisoldichi ce li dà mo i soldi? come facciamo? Dove li troviamo?

Quasi più dei soldi, c’è un’altra cosa che preoccupa molto i partecipanti del gruppo di lavoro: il Pulcino Pio. 
il Pulcino Pio è assurto a simbolo, per molti, a incarnazione di tutti i mali che minacciano questa nostra società allo sbando mentre altri si domandano se non possa essere invece l’uomo, ahem, il volatile della provvidenza. Fosse che per traghettare il vecchio giornalismo in queste acque tempestose, sia necessario avvalersi di gimmick caga-soldi quali il Pulcino Pio? Ho il sospetto che alcuni di noi qui siano passati al lato oscuro della forza, in verità.


Ore 20:00

Io a questo punto sono bollita, quasi me ne andrei a dormire, ma qui l’eccellenza non riposa, anzi! Si balla fino a notte fonda si canta al karaoke, ovviamente si mangia e si beve. Un unico problema turba la serenità dei convenuti: la cena con buffet è squisita, ma la solita scarsità di sedie e superfici orizzontali che caratterizza le cene in piedi costringe tanti a brucare sgraziatamente i propri piatti e a calpestarsi l’un l’altro per raggiungere la porchetta.
Io ormai ho un’unica preoccupazione: ma come facciamo a svegliarci all’alba pure domani e ricominciare tutto da capo? Le eccellenze italiane sono fatte di un’altra pasta, non c’è niente da fare, forse sono davvero tutti supereroi.
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5 Comments

  1. @Fra:Si, però qui non c'è la Focata…Forte batte Dro 1-0@Saverio:Seee, domani vi beccate anche il resoconto della giornata di oggi, qui si lavora!

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