A margine di una vacanza

#1

Sta succedendo qualcosa, qualcosa di strano, tra me e le chiavi. Tutti i tipi di chiave, della macchina, di casa, della bicicletta.
Non è che le perdo e basta, non è che chiudo lasciandole dentro e basta. Questo sarebbe normale (intendo normale per me). La cosa inquietante è che adesso, una volta rientrata, ho cominciato a togliere le chiavi dalle serrature laddove è uso comune lasciarcele e poi, sovrappensiero, le metto da qualche parte dove non c’entrano niente. Posti assurdi come il beautycase (non è la parola più stronza del mondo beautycase? Non ne abbiamo un’altra meno pretenziosa per indicare quella borsa dove metti lo shampoo e lo spazzolino?) o la valigia. Sovrappensiero le nascondo. Siccome sono sovrappensiero quando le nascondo devo dedurre che le sto nascondendo a me stessa?
“Se lo dicessi a uno psicanalista sai quanto ci ricamerebbe su ‘sta storia?” Si meraviglia l’amico C quando glielo racconto.
“Motivo in più per non dirglielo” penso io.

# 2
La bicicletta quando la fai camminare fa questo rumorino fastidioso, di catena che sbatacchia. Potrei sostituirla con una qualsiasi delle cinque sei biciclette a disposizione ma non cambierebbe di molto le cose, ciascuna ha il suo difetto acquisito, un freno loffio, un cigolio, un parafango storto. Dall’alba dei tempi, il parco bici della Maison Gasperetti ha avuto questa particolarità: le uniche bici che sei autorizzato ad usare sono quelle scassate. Ogni tanto la più scassata viene sostituita, generalmente a settembre, con una bella bici rimediata a poco prezzo dal noleggio qui vicino. Questa bici nuova è però, appunto, troppo nuova ed è quindi proibito usarla. “ Perché poi te la rùbino”  era la spiegazione di Nonno. Allora la bici nuova viene tenuta per un paio d’anni in cortile finché non è arrugginita e scassata al pari delle altre. E finalmente è pronta.
# 3
Ho scoperto che Nonna, in ambito artistico, è una cultrice del bello e del sublime e ha in sprezzo qualsiasi deroga ai canoni della più squisita classicità. Ciò è emerso chiaramente a pranzo mentre parlavamo della scultura di Fernando Botero, le cui opere sono esposte qui vicino, a Pietrasanta.
Nonna: Io non capisco perché bisogna esporre ‘ste figure orrende, obese…queste donne nude tutte sfatte. A te ti piacciono?
Io: …
Nonna: Hai visto che a Querceta c’è questa bella scultura, un uomo, si, nudo, però con questo fisico perfetto, come un eroe o un dio greco…ecco, non è più bella una scultura così?
Io: Si, per carità…Però queste raffigurazioni di nudità eroica, idealizzata… certo sono belle, ma non credi che vada celebrato anche il corpo umano com’è realmente? [E qui mi lancio, per amor di contraddittorio in una filippica in stile Philippe Daverio, non ci credo nemmeno io alle minchiate che sto dicendo] insomma, non pensi che il corpo umano, magari segnato dal lavoro e dalle fatiche quotidiane, dall’età, dalla gravidanza, semplicemente dalla vita [si noti il crescendo d’enfasi, sono lanciatissima] non vada anch’esso rappresentato, mostrato, che l’artista possa così farcene intravedere e apprezzare l’autentica bellezza?
Nonna: NO!
#4

In realtà la scultura più bella della Versilia non sta né a Pietrasanta né a Querceta, non è esposta in nessuna piazza o galleria. È in uno dei tanti laboratori di marmo della zona, di quelli specializzati in decorazioni da giardino e paccottiglia varia, e la puoi vedere ogni volta che da Forte dei Marmi prendi la via di scorrimento andando verso l’autostrada. Circondato dalla solita folla di Veneri per le quali Milo è solo un lontano ricordo e vari obelischi nani se ne sta, incongruo e meraviglioso, un gigantesco rinoceronte di pietra grigia. Un rinoceronte bellissimo che sembra disegnato da Albrecht Dürer. Ogni anno lo vedo e mi chiedo a chi sia venuto in mente di fare un rinoceronte così, a chi speravano di venderlo.  Ogni anno quando arrivo prendo la via di scorrimento con un po’ d’apprensione, ho paura che magari un oligarca russo più ubriaco degli altri l’abbia visto e se lo sia comprato, ho paura di non vederlo più. Ogni anno lo trovo ancora lì, in tutta la sua esaltante e mastodontica assurdità, e sono felice.

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4 Comments

  1. Appunti sparsi:a. Ho testé telefonato a mio cuggino Sigmund (sì, hai letto bene, proprio mio cuggino! I parenti importanti meritano consonanti!) esponendogli il caso delle chiavi smarrite. Egli sostiene che sei gelosa delle tue certezze, ma non ha aggiunto altro perché era in partenza per le ferie;b. Come ben sai, quella carogna del Mascellone italianizzò tutti i vocaboli di origine straniera: cocktail divenne “coccotello”; ananas divenne “ananasso”; toilette divenne “toeletta” e così via. Non oso pensare a cosa sarebbe diventato beautycase. Casetta del bello? Valigetta ad uso della femmina patriota?c. Una bicicletta perfetta non ha senso. È come un essere umano senza difetti, annoia. Tuo nonno faceva invecchiare le bici per farle maturare ed entrarci in confidenza.d. Tua nonna – lo dissi già a suo tempo – è al di là del bene e del male (a proposito, le zucchine?). Non si può darle torto, ha ragione a prescindere;e. Suggerirei a chi di dovere che è arrivato il momento di regalare a Flavia il rinoceronte. Anzi, io darei un suggerimento ancor più sottile: si regali a Flavia un beautycase enorme, capace di contenere il rinoceronte, così Flavia se ne dimenticherà, segno evidente che lo ha gradito tantissimo.

  2. Gli appunti sparsi sono uno più geniale dell'altro e, per quanto mi riguarda, beautycase sarà da oggi e per sempre la "valigetta ad uso della femmina patriota".E si, sogno un giorno di fermarmi presso il marmista in questione e chiedergli solo "A quanto lo fa il rinoceronte?". Il problema è che esso da solo occuperebbe per intero il giardino…

  3. Io, che psicologo non sono, avrei pensato che 'nascondere' le chiavi equivarrebbe al non dover più aprire la porta. E testimonierebbe del piacere provato tra le mura in Versilia. E di tutto questo andare e venire.Ma, come sempre accade in queste cose, l'interpretazione sa di intrusione personale, di ermeneutica molto privata.Un saluto al rinoceronte immobile e confortante ;)(Qui da me, a Sarzana, c'è un negozio molto kitch che vende addobbi da casa e da giardino. Lungo la strada fanno bella mostra di sè, da anni, delle statue in grandezza naturale di mucche, tori e delfini. In mezzo c'è un elefante indiano a grandezza naturale. Spero che se lo comprino presto, perchè Biscottini – si chiama così il negozio – è molto più nazionalpopolare di qualunque laboratorio di marmista). Un grazie per il bel post 🙂

  4. Grazie a te!"nascondere le chiavi" equivarrebbe si, a chiudermi dentro, se è per il piacere di rimanere o per impedirmi di scappare, chissà, il verdetto rimane incerto :-)E l'elefante indiano me lo compro io, lo metto insieme al rinoceronte e si fanno compagnia!

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