Cose che si fanno quando si torna in una casa vuota

  • Si scoprono la ruggine della serratura del cancello e quella della porta. I paletti anchilosati, le chiavi che non girano e i cardini irrigiditi.
  • Si attaccano il frigorifero, la radio e il televisore. Acqua, luce e gas.
  • Si resta per mezz’ora in piedi davanti alla centralina del termostato come davanti ad un’antica stele coperta di caratteri cuneiformi
  • Decifrato il codice con l’aiuto del vicino di casa, si attacca il riscaldamento. Si scappa quindi al bar e si buttano giù tre aperitivi in attesa che la temperatura interna dell’edificio superi i 12 gradi.
  • Si tirano fuori le proprie carabattole e le si mette, tutte ordinatine, sul tavolo. Si resta un momento a contemplarle col cuore gonfio di felicità.
  • Si recuperano lenzuola e coperte dall’armadio della nonna. Si constata che esse sono umide, ma umide come il naso di un vecchio cane randagio il cui nome è desolazione.
  • Si fa una di quelle spese al supermercato come all’alba del primo giorno dell’umanità. Quelle che devi partire da zero: sale grosso, sale fino, olio, carta igienica, caffè.
  • C’è un accumulo di posta varia appallottolato nella buchetta delle lettere che andrebbe controllato. Essa però reca testimonianza viva delle intemperie a cui è stata esposta e a custodirla c’è un ragno terrificante. La posta resta là.
  • Si carica più volte la macchinetta del caffè, versandone poi il prodotto nel lavello, tentando così di rianimarla. Ripetuta l’operazione si prova infine ad assaggiarne un po’: è cattivo, ma cattivo come il fiato di un vecchio cane randagio il cui nome è desolazione.
  • La mattina ci si siede sui gradini fuori con la tazza di caffè in mano, si guardano le Apuane e anche, perché non guardarla sarebbe difficile, quella mostruosa magione in stile neo-palladiano-torta nuziale (favorito dagli oligarchi russi) che stanno costruendo davanti casa. Gli uccelli cinguettano. Il cuore continua a traboccare di assurda felicità.
  • Si cerca la soluzione a vari enigmi nonneschi: perché i tegami sono in un pensile e i coperchi sopra al lavello? E che fine ha fatto il tagliere? Possibile che la nonna se lo porti avanti indietro da Roma tutte le volte? Perché tanto attaccamento? Si scopre anche un cassetto segreto sotto al tavolo della cucina, mai visto prima. Dentro, una palla di elastici raccolti per anni a partire dal primo Novecento.
  • Si rimane a contemplare per un po’, da fuori, la propria casa. Come la si vedesse per la prima volta, si scopre che la facciata assomiglia a tutte le case che disegnano i bambini all’asilo: un rettangolo, col tetto spiovente. Una porta perfettamente al centro e due finestre, una per lato. Persiane verdi. Manca solo il comignolo col nuvolotto di fumo sopra. E questo rallegra moltissimo.
  • Si va a stanare a quel vecchio cane randagio, lo si chiama con un fischio – Andiamo, ti porto al mare.
Advertisements

5 Comments

  1. Ottimo. Bentornata, dunque.Mi auguro ti goda fino in fondo la casetta delle fate.Una cosa: ma dov'è? Viareggio? Forte dei Marmi? Marina di Carrara? Marina di Massa? Pietrasanta? Camaiore Lido? Marinella? E' sul mare e quindi tendo ad escludere Massarosa, Stazzema, Seravezza.Peccato. Seravezza è bellissima, anche se un po' fuori dal mondo.Io abito poco distante, ma in estate, da ragazzo, passavo sempre di lì per andare in Garfagnana, a casa dei nonni.

  2. Le vendono le scope lunghe dieci metri? Perchè questa è la distanza minima e non negoziabile che deve intercorrere tra me e tutti i ragni del mondo

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s