Indipendenti sempre, isolati mai

È più o meno un anno che ho deciso che avrei passato un mesetto da sola nella casa in Toscana dei miei nonni per lavorare in pace ad un progetto senza distrazioni.
A me non sembra una cosa particolarmente folle, anzi, mi pare un lusso meraviglioso, una di quelle cose che uno si propone per anni ma che poche volte nella vita ha l’occasione di fare davvero.
La mia famiglia, invece lo ritiene un proposito insano e man mano che la data fatidica si avvicina danno voce alla loro perplessità.
– Secondo me ti fai due palle così e dopo una settimana vai al manicomio
– Ma scusa, tante persone l’hanno fatto…
– Si ma quelli poi li hanno tutti ricoverati   (Papà)
-E poi proprio lì, ti pare il caso?
– Ma stai parlando della Versilia, la nostra terra ancestrale!
– E secondo te perché ce ne siamo andati?  (Zio)
– Ma che ci vai a fare, così da sola, almeno potevi andarci con [nome di fidanzato-martire] che te cucinava qualcheccosa. (Nonna)
Questo atteggiamento è dovuto per un buon 50% alla totale sfiducia che i miei ripongono nel mio istinto di conservazione, è ovvio. Pensano che lasciata a me stessa mi ridurrò a bere l’acqua delle vaschette del termosifone e a chiedere l’elemosina per la strada. D’altronde ho passato più di trent’anni a fingermi semi-incapace così che nessuno potesse fare alcun affidamento su di me, per cui sono un po’ giustificati.
Però, almeno in parte, questo riflette un habitus mentale tutto loro, riassumibile nel motto di Visconti Venosta ‘indipendenti sempre, isolati mai’ che campeggerebbe sul nostro stemma familiare se ne avessimo uno.
Forse quello che valeva per la politica estera dell’Italia liberale vale ancora oggi per molti di noi. Ed è possibile, avanzo un’ipotesi non suffragata da niente, che vi sia in ballo uno specifico italiano? È solo un caso, per esempio, che tutti i miei amici inglesi, annunciati i miei propositi, abbiano risposto ‘That sounds divine!’ e i miei amici italiani in coro ‘Ma che sei scema?’.
Gli inglesi, povere stelle, quando tu gli nomini un posto qualunque della Toscana pensano al Chiantishire, pensano a vigne e romantici casolari come in un film del Bertolucci senile.
I romani, che sanno dove vado, si precipitano a ricordarmi che il mare d’inverno è un pensiero che la mente non considera-a-a.
Bisogna capirli i romani, per loro l’idea di soggiornare in un centro abitato con una popolazione inferiore ai quattro milioni è concepibile solo in due particolari circostanze: la villeggiatura estiva e il confino di polizia.
 
 
I miei amici toscani, che in realtà sarebbero gli unici a poter parlare con un minimo di cognizione di causa, hanno tutti fatto la stessa domanda:
– Ma quando pensi di venire?
– A marzo
– Ah, va-beh, a marzo già va bene
– Perché scusa, se vengo a gennaio che succede?
– Noooo, nulla, però sai…qui d’inverno ci sono molti suicidi
– Ma me lo dici te che ci abiti! E poi sono venuta un sacco di volte in inverno…
– Si ma di passaggio, per il finesettimana. È diverso.
È diverso. Francamente a questo punto sono curiosa. Comincio a immaginare che questa gente mi abbia mentito per decenni. Che vi sia una cospirazione collettiva per non spaventare i villeggianti, che d’inverno la Versilia si riempia di zombies, si pratichino ancestrali riti pagani e si sacrifichino i forestieri come nel film ‘The Wicker Man’. Poi arriva maggio e tutti allegri in bicicletta come se abitassero in un eden di spensieratezza.
E quando arrivo io e chiedo ‘ma Tizio/Caia che fine ha fatto?’ fanno spallucce ‘E’ andato a vivere a Firenze’ oppure ‘è andata a vaccinare i bambini in Burkina Faso’. Ma non è vero niente, sono tutti seppelliti nelle cave di marmo esaurite, nel cemento dei piloni del pontile.

Quindi che dire, stay tuned.  Questo esperimento potrebbe essere un successone, o risolversi in stile The Shining…

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10 Comments

  1. In effetti, tutti gli italiani si sono espressi con notevoli perplessità (e questo è un altrettanto notevole eufemismo) fintanto che si parlava di "gennaio"; quando poi, invece, hai annunciato che saresti andata a marzo, nessuno ha avuto (quasi) nulla da ridire. Razionalmente, questo cambi di atteggiamento non ha molto senso: la stagione è ancora lontana e non credo che vi sia un effettivo incremento del numero dei residenti… Ma, irrazionalmente, il fatto che marzo sia legato nella coscienza al ritorno della primavera, ai primi caldi, al sole… Fa una grande differenza.E quindi il problema non è tanto l'isolamento (per modo di dire, non vai mica su uno scoglio), ma l'isolamento in INVERNO.Anzi, forse si può specificare ancora meglio: l'isolamento, in inverno, al MARE.Perché se avessi detto che andavi in uno chalet sulle dolomiti a gennaio, tutti ti avrebbero romanticamente immaginata davanti al fuoco, a sorseggiare un punch o una cioccolata, invidiantoti.E allora è vero che "il mare d'inverno è un pensiero che la mente non considera". Ma perchè? E soprattutto: era così anche PRIMA che la Berté ci condizionasse con quelle immagini di "punti invisibili rincorsi dai cani"? Oppure è la conseguenza di una hit degli anni '80?

  2. Io francamente sulla chalet nelle dolomiti d'inverno mi sarei sentita più come nel film 'Into the wild'. Preferisco le stanche parabole di vecchi gabbiani…@StN:Ma tu sei un cittadino del mondo!

  3. Scusa se mi permetto, ma credo che sia del tutto inutile che i tuoi ti dicano “non andare”. Tanto, hai deciso che andrai.Tuttavia, credo che in fondo sentirti dire di non andare e di restare in città ti faccia piacere.Mi colpì molto una situazione simile esposta da Rossana Rossanda nel suo “Un viaggio inutile” (http://www.einaudi.it/libri/libro/rossana-rossanda/un-viaggio-inutile/978880619298). Mi colpì perché mise in risalto come il modo di fare e di agire delle persone sia contraddittorio e presupponga (e/o attenda) gesti particolari.Serve o non serve trascorrere un mese da sola per scrivere?Si può davvero scrivere senza vivere?Dove si è più soli? Dove non c’è nessuno o in mezzo alla gente?Ovviamente non c’è risposta a tutto ciò. Ogni persona ha le sue preferenze e le sue necessità (le quali, a seconda dei momenti, possono mutare). Non credo però che l’essere inglesi o italiani possa davvero conferire una visione diametralmente opposta della medesima scelta, né penso che vivere in un luogo di provincia sia sempre e per forza noioso.La nonna, oltre a preparare zucchine di strepitosa bontà, ha detto una cosa saggia, anche se appena appena cinica (sia detto con tutto il rispetto per lei). Forse andare con il tuo fidanzato è più giusto, anche se l’importanza di quest’uomo non può essere ridotta alla sola dimensione di cuoco (lasciami esprimere un po’ di sana solidarietà maschile).A cosa serve tutto questo mio discorso? A niente, come al solito.Guzzanti/Quelo direbbe: “La risposta è dentro di te… però è sbajata!!!”Le risposte di tutti sono sempre sbagliate, e del resto questo è l’unico modo per imparare dalla vita.PS: La citazione da “Il mare d’inverno” (il cui testo è stato scritto da Enrico Ruggeri e Luigi Schiavone) fatta da Claudio è leggermente imprecisa. Quella giusta è “Il mare d’inverno/ è un concetto che il pensiero non considera/ E’ poco moderno/ è qualcosa che nessuno mai desidera”.

  4. L'errore iniziale nella citazione della canzone l'ho fatto io nel testo! il fact-checking di questo blog lascia un po' a desiderare…:-)E per riprendere un po' la questione del lavoro/essere soli: una volta che le linee guida di un lavoro sono impostate io posso farlo più o meno ovunque, mentre di solito ho bisogno di 'full immersion' all'inizio e, poi, in chiusura. Non è che per fare questo uno si debba per forza isolare, ma in questa particolare circostanza mi è utile anche per ricaricare un po' le pile.Infine: il fidanzato è,con le sue continue e martellanti richieste di aperitivi alcolici,una distrazione ed è quindi bandito 🙂 ma non ne soffre, ve lo assicuro.

  5. L'errore iniziale nella citazione della canzone l'ho fatto io nel testo! il fact-checking di questo blog lascia un po' a desiderare…:-)E per riprendere un po' la questione del lavoro/essere soli: una volta che le linee guida di un lavoro sono impostate io posso farlo più o meno ovunque, mentre di solito ho bisogno di 'full immersion' all'inizio e, poi, in chiusura. Non è che per fare questo uno si debba per forza isolare, ma in questa particolare circostanza mi è utile anche per ricaricare un po' le pile.Infine: il fidanzato è,con le sue continue e martellanti richieste di aperitivi alcolici,una distrazione ed è quindi bandito 🙂 ma non ne soffre, ve lo assicuro.

  6. Hey! Le cave di marmo non sono per nulla esaurite! Lavorano come dei matti che tra un po' rimarranno solo buchi e ravaneti (you know?)La Versilia è un paese gentile, morbido il giusto anche d'inverno. Non come qui da me, lo ammetto (Spezia, le Cinque Terre, la Lunigiana) ma insomma, ha dei trascorsi dannunziani che da nessun'altra parte.Spero in un tuo lavacro purificante tra Serravezza e Massacciuccoli 🙂

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