The Woman in Black – Film di paura (ma soprattutto per chi mangia le patatine)

Me ne sto lì seduta al cinema a guardarmi il nuovo film di paura tratto dalla famosa piece teatrale di paura a sua volta tratta dal racconto di paura di Susan Hill. È un congegno più che rodato in cui tutto quello che ti aspetti che accada accade puntualmente e questo è il bello: le assi di legno scricchiolano, si spengono le candele, le porte sbattono quando devono sbattere, le bambole, quelle ottocentesche con gli occhi di vetro e i boccoletti stopposini sono terrificanti per statuto, il cane ringhia e abbaia all’invisibile, Malvagia Presenza e una gran nebbia avvolge la magione.
Ma mi distrae questo pensiero ricorrente, ogni volta che parte la musica in crescendo e Daniel Radcliffe strabuzza gli occhioni e lo sai che la Malvagia Presenza si paleserà in un istante, mi distraggo a pensare a questo bambino che è seduto davanti a me, il quale mi ha rovinato i primi venti minuti di film cincischiando il suo sacchetto di patatine e facendo il diavolo a quattro. E se adesso, ora che il film è riuscito a catturare finalmente la sua attenzione ed è fermo impietrito a fissare lo schermo, ora che ha abbassato la guardia, proprio adesso che Daniel Radcliffe si china a guardare nel buco della serratura per cui lo sai, lo sai che sta per succedere qualcosa di brutto…se adesso, al buio, proprio al momento giusto e non un secondo prima, infilassi il braccio nell’interstizio tra i sedili e, silenziosa come un ninja, lasciassi cadere una manina gelida sulla spalla del bambino?
La tentazione è insopprimibile…
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5 Comments

  1. Flavia, questo tuo post denota un'irrefrenabile pulsione anti-infantile.Ti immagino mentre metti una mano gelida sulla spalla dell'infante (nota l'arcaismo!), gli rivolgi un ghigno venato di sadismo e gli dici pure "Babbo Natale non esiste!".

  2. In sincerità io non detesto i bambini al cinema che generano ogni tipo di suoni molesti con una ampiezza di vibrazioni che non si crede possibile, gradevoli pargoli che appiccano gomme dentro i capelli. Io detesto i genitori che ce li portano.

  3. Ben trovata!E si, i genitori…la paura di essere presa per i capelli dalla madre del simpatico bambino-cincischiatore-succhiatore rumoroso di bibita mediante cannuccia, è l'unica cosa che mi ha fatto desistere dal mettere in pratica i miei perfidi propositi.

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