Veduta di stradetta

Jan Vermeer, Veduta di Stradetta, 1658 ca.

“La Fotografia non mente mai: o piuttosto, essendo per sua natura tendenziosa, può mentire sul senso della cosa, ma mai sulla sua esistenza”. Roland Barthes

Sapevo che sarebbe potuto succedere dal giorno in cui abbiamo visto la macchina di Google ripassare in retromarcia fuori dal cancello. E allora ogni tanto ho controllato, in questi ultimi mesi, e controllando non sapevo mai cosa avrei visto e che effetto mi avrebbe fatto vedere.

Poi è successo. Sulla piattaforma Streetview, in una qualsiasi stradetta a senso unico, chiusa da un lato, di un qualsiasi paesino c’è un giardino qualsiasi. E nel giardino ci siamo noi. Sgranati, pixellati, già parzialmente oscurati. Siamo mero sfondo non il soggetto, prodotti collaterali dell’azione vera, la strada. Forse a Google non si può davvero rimproverare niente. Chi può sapere che siamo noi? Noi di famiglia, noi. Chi può sapere che era settembre e a chi importa? A noi, solo a noi.

Lì per lì ci abbiamo anche scherzato, ci pareva un’idea esilarante. ‘Nonno! Ti si vedrà su Google Earth!’. Ma lui era malato e in disarmo, e mancavano solo poche settimane, e questa era una cosa che sapevamo senza sapere. O che sapere era triste e allora ci eravamo risolti di non saperlo. C’è tutta questa tristezza fortuita condensata in una immagine digitale di un punto a caso del globo ed è la sua casualità a renderla ancora più triste. Non so cosa provo a sapere che è lì, visibile per tutti, anche se nessuno la vedrà perché a chi verrebbe in mente di cercare? Solo a noi.

Mi informo sulla procedura per ottenerne l’oscuramento anche se non ho ancora deciso se è questo che voglio davvero – c’è questa vocina che mi tormenta, dice ‘nel bene e nel male, è la nostra ultima foto insieme’.

Mi informo e intanto penso: cosa gli dico se mi chiedono perché? La Privacy, posso argomentare, siamo in un giardino privato non sulla strada. Posso dire la parola Privacy con la Pmaiuscola e a chiunque sarà chiaro cosa voglio dire. Preparo una lista mentale di possibili obiezioni sensate da presentare al web team di Google.

Non posso dire loro le cose vere. Non posso dirgli ‘lo sapete cos’è una fotografia per una persona nata nel 1919?’ Lo sapete che è un avvenimento, una foto? E che all’incontro con l’obbiettivo ci si presenta col vestito della festa, sfoggiando il più bel sorriso? Ci si presenta così, a testa alta, a chi guarderà la foto, a chi ci vuole bene, e alle generazioni future che non ci avranno conosciuto se non attraverso quell’ immagine e anche questo è bello. Ci si raddrizza e ci si spolvera la giacca per salutare quei figli ancora non nati, perché un giorno possano dire ‘guarda, ho il suo naso’.

Come la spiego ad un ingegnere del web, l’amarezza di pensare che la sua ultima foto sia questa? Come fargli capire che un obbiettivo senza occhio umano dietro a dirigerne il fuoco, a imprimere senso alle cose ha carpito, senza volere perchè appunto non c’è volontà, un’immagine di disumanizzata impudicizia?

Non posso dirgli ‘Lo sa che quest’uomo conosceva la pellicola e le gelatine, e l’odore degli acidi di sviluppo prima ancora che lei fosse nato?’ E che sviluppava le foto nella tazza del gabinetto, pensi un po’, ed era un altro mondo. Prima del pixel, prima che la foto digitale abdicasse al dovere di essere tendenziosa, prima di Streetview, e prima di lei.

Privacy. Gli dirò che è per tutelare la Privacy.

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6 Comments

  1. Ma soprattutto, si può violare l'esistenza altrui, le proprie debolezze, la propria intimità, l'avvicinarsi della morte?E' possibile che in nome del diritto alla carezza (la tecnica) si arrivi a graffiare?

  2. Bellissimo. Tra quelli dei tuoi che ho letto è il migliore.Se non te l'ho mai detto, il senso è chiaro.Se te l'avevo già scritto per un post precedente, vuol dire che la progressione è costante.L'immagine scelta concorre parecchio.Ah! Io lascerei perdere la mail al web team di google. Io lascerei che il mio nonno apparisse in quella manciata di bit che forse nessuno vedrà mai.Io lascerei che la foto di mio nonno (ahimè, nonno e bisnonno, morti assieme agli altri ben prima che il web fosse anche solo un'idea) lascerei che la sua foto diventasse origami di neon colorati nella rete. 😉

  3. @Saverio:Si può, succede tutti i giorni col pretesto della sorveglianza e della sicurezza (vedi l'onnipresente telecamera a circuito chiuso).La cosa che mi fa pensare è che, in questo caso, l'ingerenza non è programmatica, non è come essere 'paparazzati' o ripresi per intenzione. E' accidentale, è il mero sottoprodotto di un servizio che tutti noi siamo ben felici esista. Il graffio è nell'occhio umano che guarda l'immagine, ma non nell'occhio che l'ha creata (perchè non c'è nessun occhio). Non vorrei passare per luddista con questo post, nel senso che una procedura per ottenere l'oscuramente c'è e non siamo necessariamente tutti impotenti sotto l'occhio di Sauron/Grande Fratello. (o si? Non so rispondere)Però si, è un portato della 'modernità' di quelli che ti fanno interrogare, le cose cambiano molto velocemente, c'è sempre un gadget nuovo, una nuova applicazione. Ma il tempo per valutarne le implicazioni e le ricadute è sempre troppo poco.@Gigionaz:Intanto grazie per l'incoraggiamento!E sull'oscuramento, veramente non so decidere, cambio idea ogni 5 minuti. Devo dire, avrei preferito che quell'immagine non ci fosse, ma adesso pensare di cancellarla ha a sua volta un suo corollario di implicazioni esistenziali 🙂

  4. Dove avevo già letto questo tuo bellissimo post, fuori dal blog? Non me lo ricordo più, ma mi è sembrato come tornare in un luogo caro.

    A margine: più guardo questo tema WordPress più mi viene voglia di usarlo anch’io, con tutte le personalizzazioni del caso. Ma non lo so. Non ho pace.

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