Sfruttiamo il nostro capitale erotico: monetizziamola*

Ero in Italia da appena un paio di giorni quando si è sparsa voce che gli inquirenti avevano rilasciato centinaia di nuove pagine relative alle intercettazioni telefoniche del Premier, e siccome penso che l’esposizione prolungata a un certo tipo di linguaggio sia nocivo per la psiche di noi tutti, ho fatto del mio meglio per non leggere nulla in proposito.
Ma la questione pare ineludibile, nonostante i miei tentativi di tenere gli occhi fissi sulla settimana enigmistica e rimanere nella più totale ignoranza dei fatti di attualità, per interferenze successive qualcosa ha fatto breccia nella mia riluttante corteccia.
Anzi devo dire che più mi sforzavo di sfuggire alle notizie distraendomi con altre cose e più quelle stesse sembravano rigettarmi beffardamente tra le braccia del presente che volevo ignorare. E così, sotto l’ombrellone, mi sono letta ‘Riportando tutto a casa’ di Nicola Lagioia e già pensavo di scriverne qualcosa qui sul blog quando mi sono resa conto che il familiare teatrino di sgomitanti arrampicatori, di self-made-men traffichini e piacenti signore liete di far fruttare il loro ‘capitale erotico’, insomma, il suo ritratto della bulimica borghesia barese degli anni Ottanta, altro non sarebbe che il retroterra, il brodo di coltura che ci ha regalato Tarantini, Patrizia D’Addario e le altre. E io che pensavo di evadere…
Il termine ‘capitale erotico’ non l’ho scelto a caso, perché un altro libro su cui mi ripromettevo di scrivere è l’ultima fatica di Catherine Hakim, sociologa della London School of Economics, intitolato ‘Honey Money’.* La tesi di Hakim è, in sostanza, la seguente: avete notato che alle persone belle e sensuali la gente da più retta? Che percepisce salari più alti, sposa persone più ricche, quando fa la fila alla posta per pagare i conti correnti l’impiegato si rivolge loro con maggiore cortesia?
Questo perchè quando Pierre Bourdieau postulò l’esistenza del capitale sociale, culturale ed economico, dimenticò di menzionare quello erotico. Per colpa del patriarcato, del femminismo e del puritanesimo (strani compagni di letto, direte voi) alle donne è stato impedito per secoli di coglierne appieno le potenzialità e di sfruttarlo a proprio vantaggio senza incorrere in stigmatizzazioni e disapprovazione. Smettiamo di guardare alla prostituzione come ad un problema sociale, smettiamo di vedere le prostitute come vittime, peccatrici o donnaccie, ma apprezziamone e lodiamole lo spirito d’impresa.
Ci sono così tante cose che non vanno in questo testo che non so nemmeno se vale la pena elencarle, altri più arguti di me l’hanno fatto a pezzi a dovere, tra cui Zoe Williams e Will Self sul Guardian. Vi basti sapere che Hakim basa le sue considerazioni su una serie disparata di studi già pubblicati, scelti non perché particolarmente autorevoli ma solo perché li accomuna il fatto di darle in qualche modo ragione.
Volete sapere perché le donne hanno storicamente più da guadagnare nello sfruttamento del loro capitale erotico? Perché gli uomini hanno bisogno di fare più sesso delle donne. La studiosa ci dimostra questa illuminante verità citando uno studio secondo il quale gli uomini gay fanno un sacco di sesso. Tantissimo. Ciò è evidentemente dovuto al fatto che non ci sono donne coinvolte. Come ho detto, Hakim cita delle statistiche ma avrebbe potuto citare piuttosto, chessò, qualche antico proverbio lucano.
Ma lasciam perdere. Ciò che più mi irrita di questa libro è che non si limita a constatare il fatto che la nostra società abbia ‘commodificato’ ogni aspetto delle nostre vite, ma anzi abbraccia entusiasticamente la logica iper-liberista incoraggiandoci a monetizzare tutto il monetizzabile.
Questo libro, che ho ‘sfogliato con grande attenzione’ in aeroporto due settimane fa, mi porta a fare, alla luce degli avvenimenti recenti di cui sono a conoscenza mio malgrado, due considerazioni:
1) Bisognerà pur scrivere alla signora e dirle di non prendersela per tutte le critiche che le sono piovute addosso nel Regno Unito, ma invitarla a fare testé le valige e venire in Italia, dove sue teorie hanno trovato la loro più preziosa e mirabolante applicazione. Catherine Hakim conoscerà così Terry De Nicolò, la cui intervista filmata vale da sola più di mille trattati sociologici. Ella diventerà la sua musa e insieme espugneranno gli ultimi avamposti del sesso non retribuito, sindacalizzeranno le nostre vagine, tarifferanno ogni amplesso, ogni bacio, ogni fugace flirtino.
2) A riprova di quanto siamo avanti nell’applicazione dei precetti hakimiani, vorrei segnalare che il Venerdì di Repubblica del 9 Settembre ha dedicato ampio spazio ad Honey Money. Come vedete già dall’ impaginazione dell’articolo, evidente è la presa di distanza della redazione dalle posizioni dell’autrice e la volontà di trattare seriamente l’argomento:
Dopo questo sfoggio di quel che gli americani chiamano ‘eye-candy’, immagini sexy messe lì per catturare l’attenzione, pensate che Gaetano Prisciantelli, l’autore dell’intervista, abbia apostrofato la studiosa con indomito rigore giornalistico? che le abbia chiesto di rendere conto dei nodi più problematici della sua ricerca? che abbia identificato le più lampanti generalizzazioni, i presupposti problematici, l’uso parziale dei dati statistici, le implicazioni etiche??
No.
Forse sarà stato per via di un sussulto di orgoglio nazionale, la sociologa ha avuto per le vicende di casa nostra parole talmente lusinghiere che pareva brutto stare a sindacare. In risposta ad una domanda sulle donne che partecipano alle feste in casa Berlusconi, ecco le sue considerazioni:






«Certo. Vadano pure alle feste e alle cene, ma non facciano l’errore di sentirsi onorate e privilegiate. Devono solo contrattare e chiedere più soldi. Viviamo in una società che squalifica la bellezza e questo è alla base di un complesso, che porta alcune donne a svenderla [la bellezza], altre a viverla male».

Chissà se qualcuno le ha fatto presente che le donne in questione erano di fatto delle tangenti. Chissà se, oltre al meretricio, Catherine Hackim ritenga che debbano essere sdoganate anche la corruzione e l’uso privato di risorse pubbliche. La signora non lo spiega, Prisciantelli non glielo chiede, e io resto qui a rimuginare di cose di cui non mi volevo occupare.
* Questo post doveva inizialmente intitolarsi qualcosa tipo “Ad ogni vagina sia data la sua partita IVA”. Ma recentemente ho scoperto che mia nonna è una lettrice di questo blog e mi è mancato il coraggio…
* Catherine Hakim, Honey Money: The Power of Erotic Capital, Allen Lane 2011.
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12 Comments

  1. io direi viva la foca (sempre perche' tua nonna potrebbe star leggendo). non ho nient'altro da dire, mi sembra che, in Italia almeno, siamo al di la` di qualsiasi avventura della ragione e del pensiero. avevo letto delle teorie della signora hakim, e credo che siano effettivamente espresse in maniera pu` fine nella famosa intervista di terry de nicolo`, che cita pure sgarbi.

  2. Niente male 'analfemminismo di ritorno', anche se la sua innocuità dipende molto da quanto tua nonna è abile a frugare tra le parole di un blog. Anche Rassegnata stampa è un gioiellino :)Che gli uomini abbiano bisogno di far sesso più delle donne è una verità banale ma dolorosa, e che ci mette nella condizione spiacevole di un mercato in cui l'offerta è drammaticamente insufficiente a soddisfare la domanda (anche in un rapporto monogamico consolidato e anche se la domanda è posta con parole gentili). Sarà per una saputa strategia di manipolazione del valore? 😀

  3. Stasera guardavo Ballarò e c'era un'insegnante di filosofia morale – italiana a Parigi – prof. Marzano che, a parte demolire F(r)itto semplicemente citando ciò che diceva lui, ha tracciato, in un paio di coordinate, la differenza tra valore e prezzo passando per l'annientamento del 'fattore umano' per le donne in questo paese.Se ti capita guardala, merita.@Gì: è una leggenda metropolitana, sappilo.

  4. @Gigionaz: Stai lanciando un grido di dolore? :-)@Scalza: Cercherò la puntata e la guarderò senz'altro, il dibattito intorno a questa questione mi è sembrato finora veramente terra-terra da quel poco che ho avuto modo di vedere sui quotidiani in Italia.@Max: Su vari blog si ipotizza che l'intervista di Terry de Nicolò sia stata accuratamente preparata ad arte dagli spin doctor di Berlusconi.La prima domanda che mi verrebbe da fare è: ma che Berlusconi c'ha gli spin-doctor? C'è qualcuno che gli CONSIGLIA di dire le cose che dice??

  5. Per scrivere di certe cose bisognerebbe avere un minimo di esperienza e non affidarsi a quel che si sente dire in giro. La Hackim, a meno che non si sia guastata con l'età, somiglia alla Guzzanti che imita Berlusconi.In Italia tutto ebbe inizio con Drive In, c'è poco da fare. Io, morto papi, qualche intervista alla Tini Cansino e Sabrina Salerno la farei. Ma anche alla Pierobon.Il guaio della faccenda, infine, è che per ogni "capitale" c'è un capitalista che, molto spesso, non coincide col possessore del bene.

  6. Andiamo con ordine:- Innanzitutto salutiamo la nonna di Flavia e rendiamole merito. Se sua nipote è così acuta e intelligente, qualche merito deve essere per forza anche suo. Signora, ogni tanto visiti anche il mio blog, sia gentile, che noi ricercatori precari ed ex giovani abbiamo bisogno di affetto e comprensione;- Flavia, se posso permettermi: nessuno passa con tanta nonchalance dalla settimana enigmistica a Pierre Bourdieu come fai tu;- Catherine Hakim è l’incarnazione del maschilismo. È doloroso vedere come alcune donne diventino più maschiliste di noi maschi e riducano il femminismo da proposizione di un modello sociale alternativo e solidale (quello che insomma dovrebbe essere) a richiesta di cooptazione della donna nel rutilante mondo degli uomini;- À la guerre comme à la guerre, insomma. Non siamo capaci di cambiare il mondo, adattiamoci, diventiamo ciniche. Ci vogliono nude? Spogliamoci! Ci vogliono prostitute? Vendiamoci! Ci vogliono stupide? Lobotomizziamoci! Ma la signora Hakim non si vergogna?

  7. @La Scalza: una leggenda di tempi che furono, piuttosto. Drammaticamente fondata, e valida trasversalmente alla generazione, al tempo e al luogo. Non è stato un accidente personale, se il ricordo è corretto.E' stato lì che ho iniziato a arrovellarmi sulla formazione del prezzo e del 'valore'.Saluti a tutti 🙂

  8. @Saverio:Sono certa che nonna non resterà insensibile al tuo appello, magari non lascerà commenti sul tuo blog (legge il mio in versione cartacea, perchè mio padre gli stampa i post) ma una teglia di zucchini ripieni mo' non te la leva nessuno :-)@Gigionaz: Ha ragione Zdenek, pensano ad un altro.

  9. Flavia, allora a tua nonna mando addirittura un bacione!!! Le zucchine ripiene sono la mia passione!!!Per il resto, mi ero dimenticato di darti ragione a proposito del compiacimento con cui il Venerdì di Repubblica (e tale Prisciantelli) hanno fornito il ritratto della perfetta donna-oggetto.A proposito, che ne pensi della cosiddetta "stampa femminile", vale a dire di quelle riviste di moda et similari dirette sovente da donne? Non le trovi fondamentalmente maschiliste?

  10. Direi di si, anche se coprono uno spettro di variabile demenza… riviste come D di repubblica o Vanity Fair contengono anche qualche articolo o rubrica che vale la pena leggere, altre no.Le accomuna tutte il fatto di contenere tonnellate di pubblicità, un martellante invito ad acquistare tutte quelle cose che faranno di te una donna come si deve: borse, profumo, cosmetici, creme snellenti etc.Mi sembra che siano più dei campionari che delle riviste. In questo senso la misoginia di cui si fanno veicolo, forse, è più strumentale che programmatica, perpetuando un' immagine stereotipata e irraggiungibile della donna manipolano le insicurezze di tutte per venderti più roba.

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