The revolution will not be televised on a plasma-screen TV

Sembrerebbe tornata un po’ di calma dopo i riots notturni degli ultimi giorni. Quanto durerà nessuno saprebbe dire, ma intanto, pontificare su quello che è successo terrà occupati Media e politici per mesi. Tutti sembrano d’accordo almeno su un punto: questa di oggi è la tempesta nata da un vento che gli errori ieri hanno seminato. Ma chi lo ha seminato? che vento è?
C’è chi dice che il vento viene da sinistra: ‘è colpa di una cultura dell’entitlement, della pratica sinistrorsa di elargire sussidi ai poveri e ai disoccupati, che sforna gggiovani convinti che tutto gli sia dovuto’. Per molti, il vento viene da destra, dalle divisioni e disaffezioni create da politiche iperliberiste. Il dibattito continuerà, perchè per tanti versi i riots sembrano l’essenza stessa dell’antipolitica, coloro che sono insorti non hanno articolato alcuna disaffezione, o almeno non esplicitamente, in apparenza non rivendicano nulla. E chi vorrebbe capire finisce per articolare al posto loro, osserva il fumo che si leva dai palazzi incendiati e ci vede un po’ quello che gli pare.
Quando mi sono trasferita in Inghilterra, qualche anno fa, ho scoperto quanta paura avesse la gente dei suoi giovani.  ‘Yobs’, ‘chavs’, ‘hoodies’ , per fare qualche esempio, sono tutti nomi con cui comunemente vengono chiamati gli adolescenti, in particolare maschi, che tanto inquietano la società mainstream. Quelli che abitano nelle council estates, indossano le felpe col cappuccio, bevono, magari fanno parte di una gang…insomma c’è tutta un’iconografia popolare ad identificarli e definirli, mi risparmio la fatica.
La paura è ciò che ha permesso agli inglesi di accettare nel loro quotidiano livelli di sorveglianza francamente orwelliani. Nelle strade, sui mezzi pubblici, in ogni anfratto buio e un po’ isolato dei nostri spazi urbani, l’onnipresente telecamera a circuito chiuso ci ricorda che, in fin dei conti homo homini lupus.
Per via della paura, dai parchi vengono fatte sparire le panchine e le piste degli skateboard, i pub chiudono alle 11 di sera, i mezzi pubblici che attraversano specifici quartieri vengono evitati come la peste, i minori di 18 anni non possono comprare nemmeno un coltello da cucina, fosse mai che. 
La paura, paradossalmente moltiplica la minaccia: il modo di vestire, di parlare, e di atteggiarsi degli hoodies propriamente detti viene imitato da tutti gli adolescenti della nazione, anche quelli ricchi, figli di papà, perchè chi a quindici anni non ambirebbe ad essere un po’ temuto, sembrare un vero duro, avere ‘street cred’ come si dice qui?  Nell’impossibilità di distinguere la minaccia vera dall’imitatore, l’originale dalla copia, sono tutti temuti in egual misura e tutti, ugualmente, sospettati.
I riots di questi giorni sono al tempo stesso una sorpresa e una non sorpresa. Ci sono rivolte con cui siamo indotti a simpatizzare e altre con cui no, ma è sempre una sensazione spiazzante trovarsi di fronte all’improvviso proprompere di un’azione collettiva, per certi versi coordinata, dirompente. Perchè? Perchè ora? Perchè con queste modalità e non altre?
Allo stesso tempo, non date credito a coloro che si dicono sorpresi,increduli. Mentono a se stessi. Quello che è successo in questi giorni è precisamente quello che le telecamere, i divieti, la demonizzazione degli hoodies stavano a sottointendere, quello che dicevano senza dire.
E intanto al telegiornale, parla il primo ministro, parla il capo della Metropolitan Police, è tutto un flettere di muscoli, un parlare di cannoni ad acqua e proiettili di gomma. ‘Sentirete su di voi tutto il peso della legge’ tuona David Cameron in una scalcinata imitazione dell’Ispettore Callaghan – sarò io che sono cinica, ma certe battute se le pronuncia un Etoniano con la faccia da pesca sciroppata, sai che paura.
Farebbero meglio, piuttosto, a fare gli scongiuri e mettere i ceri in chiesa, perchè se c’è una cosa che questa vicenda sta a dimostare è quanto sia facile mettere sotto scacco una nazione. La polizia non può essere ovunque nello stesso momento, e sono bastati 1000 arresti nello spazio di 48 ore a mandare in tilt gli apparati giudiziari. Se la situazione tornerà normale sarà probabilmente perchè i rioters si saranno stufati, non perchè è rientrato l’esercito dall’Afghanistan.
La cosa triste, ovviamente, è che il trauma più profondo è stato inflitto a quelle comunità a cui i rioters di fatto appartengono, i quartieri etnici della working-class inglese. Sarebbe più semplice capire se le devastazioni avessero colpito solo i scintillanti negozi delle highstreet, se i rioters avessero semplicemente depredato tutta quella roba che la civiltà ha insegnato loro a volere senza dargli la possibiltià di potersela comprare. Ma le famiglie dei morti di Birmingham, tutti quei cittadini comuni, per lo più immigrati, che hanno ricevuto botte e intimidazioni, le cui botteghe e case sono state incendiate, loro non dimenticheranno, temo, per molto tempo.
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4 Comments

  1. Come al solito, hai scritto un commento molto sensato. Anche a me pare che ognuno veda in questa rivolta ciò che la propria posizione politica vorrebbe ci fosse. Secondo me, una vera coscienza politica non c'è; per adesso c'è solo rabbia.Cosa ci sarà domani non ci è dato sapere.In ogni caso, non immaginavo ci fosse una questione giovanile così drammatica nel Regno Unito. Di certo, essa non si risolve con le minacce fanfarone di Cameron e con i militari, hai ragione anche su questo.Una questione giovanile talmente forte da portare a un "tutti contro tutti" drammatico, una guerriglia tra poveri che amareggia ogni persona dotata di sensibilità.

  2. La situazione giovanile è un po' l'ultimo corollario di una situazione di ben lunga data che è quella dei poveri. Essere poveri in Inghilterra è una sorta di limbo in cui vivono generazioni di persone di fatto inassimilabili dal mercato del lavoro, tenuti a galla dai sussudi, senza speranza di miglioramento. Per il subproletariato, le pari opportunità e la mobilità sociale esistono praticamente solo sulla carta. Non vorrei cominciare a inveire contro 'il tramonto delle ideologie' ma nel caso degli adolescenti inglesi di oggi, il problema del consumismo come unica ideologia, unico collante, unica forma di gratificazione rimasta ha, credo, avuto un certo ruolo nei fatti di questi giorni.

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