Ognuno al posto suo

Ieri è morto Ferdinando Cordova, storico del Fascismo italiano, Professore di Storia Contemporanea presso La Sapienza di Roma; stavo per scrivere ‘Professore Ordinario’ ma poi l’ho cancellato, perché di ordinario, lui, non aveva proprio niente.

Il Professor Cordova è stato il relatore della mia tesi di laurea e, fino a ieri, della mia tesi di dottorato – relatore, anche se adesso lo si chiama ‘tutor’, un orrendo anglicismo che non vuol dire niente e rivela ben poco della natura del rapporto che si instaura tra un giovane ricercatore e colui o colei che ne condivide, incoraggia, cura il lavoro.
Per questo motivo invertirò i termini e dirò che io ero, fino a ieri, la sua allieva.
La sua allieva in questo momento è ancora un po’ sotto shock, vorrei poter raccontare dei suoi libri, delle sue lezioni, del suo impegno politico, dell’intelligenza e integrità con cui osservava le vicende attuali. Forse un giorno lo farò ma non ora. Adesso preferisco dirgli grazie per tutti gli insegnamenti e le discussioni, per le risate e le lavate di testa. Per la fiducia che mi ha dimostrato. Per aver accettato di seguire la mia tesi anche se, in tutta franchezza, essa esula parecchio dal campo dei suoi interessi specifici. Per aver continuato a seguirla anche dopo essere andato in pensione.
Grazie al più formidabile correttore di bozze che io abbia mai conosciuto. Grazie per tutti quei capitoli restituiti con centinaia di virgole in più. Se adesso scrivo come Vincenzo Monti, è tutta colpa sua.
Il mio professore riteneva, ed è cosa rara, di essere lui a servizio di noi giovani ricercatori, non il contrario. Pensava che il compito di un dottorando fosse quello di scrivere, e ancora scrivere, e tumularsi in archivio sotto una pila di faldoni, ed imparare ad essere rigorosi, e precisare il proprio punto di vista. Quello che assolutamente NON pensava, è che un dottorando fosse lì per fare le fotocopie, per la bassa manovalanza, per venirti a prendere alla stazione, per aiutarti a fare gli esami.

Grazie, Professore, per il dono del tuo tempo e per avermi permesso di utilizzare al meglio il mio.

Grazie per tutte le chiacchierate che ci siamo fatti durante le sue ore di ricevimento, i suoi sfoghi angosciati su quanto stava accadendo,e sta accadendo tuttora, in questo nostro adorato Malpaese. Non so se essere più dispiaciuta del fatto che, dovessero le cose migliorare, dovesse un sussulto di dignità della sua gente aprire finalmente ad orizzonti nuovi, lei non potrà vederlo, o essere un po’ sollevata all’idea che, dovessero invece peggiorare, non le toccherà di assistere allo sfacelo.
‘Sono un anziano gentiluomo del sud’ diceva lei, ogni tanto, ed era un modo per dire che certe cose non poteva avvallarle. Non la corruzione, la demagogia mediatica, la volgarità delle ‘cene eleganti’ di Berlusconi. Certo non la storia riscritta dal potere, l’arroganza di chi pensa che i fatti siano manipolabili all’infinito. Certo non il nostro consenso distratto, la nostra acquiescenza desolata.
Grazie Professore, perché anche quando ero stanca di indignarmi c’era lei a ricordarmi che l’indignazione è una mia precisa e incancellabile responsabilità.
Il filmato qui riprodotto è un’intervista rilasciata da Ferdinando Cordova e Nicola Tranfaglia in occasione delle tribolate celebrazioni del 2 Giugno. Parla di responsabilità, parla della storia riscritta, della differenza che ci passa tra l’avere una storia comune e una memoria condivisa.
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3 Comments

  1. Secondo me è molto bello ciò che hai scritto. L'unica cosa che correggerei è il terzo paragrafo: credo che ormai sei "impregnata" di un metodo e di chi te lo ha insegnato, della necessità della rigorosità nell'affrontare la Storia e le storie, dell'importanza dell'indignazione (o dell'approvazione, quando capita), insomma di elementi non estranei a te, ma che da un maestro possono trarre ulteriori spunti. Un abbraccio

  2. Scusate per la lentezza con cui rispondo ai commenti. Il computer che uso di solito, per qualche motivo non me lo permette, per cui mi tocca caricare a carbone un vestusto PC di riserva, di quelli a manovella per intenderci.@Cla: hai ragione, l'importanza dei buoni insegnamenti è che restano. Non importa quello che succede dopo.@Saverio:Mi sono letta, con commozione, il tuo post e mi hai fatto fare, anche, un sacco di risate. E ogni tanto sbottavo "è vero! è vero!". Perchè si, era proprio così.

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